Nuove tendenze del fenomeno della prostituzione in Italia: verso l’invisibilità? more

Barnao C., Nuove tendenze del fenomeno della prostituzione in Italia: verso l’invisibilità?, in “Difesa Sociale”, N. 3-4, 2006: pp. 7-15.

EDITORIALE 7 NUOVE TENDENZE DEL FENOMENO DELLA PROSTITUZIONE IN ITALIA: VERSO L’INVISIBILITÀ? Charlie Barnao* INTRODUZIONE Oggi il fenomeno della prostituzione in Italia può distinguersi principalmente nelle seguenti forme: prostituzione esercitata da donne trafficate ai fini di sfruttamento sessuale; prostituzione autogestita che si caratterizza per una gestione sostanzialmente libera del mercato; prostituzione maschile quasi esclusivamente rivolta a clienti uomini, in cui sembrano limitati i casi di sfruttamento o coercizione; prostituzione esercitata in locali (nightclub, discoteche, bar, centri massaggi, appartamenti, ecc.).1 Nonostante la complessità del fenomeno, le tante voci che lo caratterizzano, la sua difficile decifrabilità, le sue improvvise e, talvolta, violente trasformazioni, possiamo individuare alcune linee caratteristiche dei mutamenti più recenti. Esse sono: l’aumento della presenza di minori stranieri (soprattutto su strada); l’aumento della prostituzione maschile rivolta a clienti uomini; e, soprattutto, lo spostamento di una parte del mercato della prostituzione di strada verso forme più nascoste all’interno di appartamenti, locali, nightclub, ecc. [Castelli 2002; Bufo 2004; Spizzichino 2005]. Infatti prendendo in considerazione l’ “osservatorio privilegiato” – in quanto maggiormente studiato e conosciuto – della prostituzione di strada, infatti, i dati più recenti (accanto ad uno sviluppo preoccupante del fenomeno legato alla prostituzione minorile) mettono in evidenza come il fenomeno si stia rapidamente trasformando verso forme prostitutive (in strada e non) sempre meno visibili.2 È proprio in virtù di questi cambiamenti che sono state condotte sul territorio italiano le prime ricerche che hanno avuto per oggetto specifico lo studio e l’ana- * Ricercatore di Sociologia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’UMG di Catanzaro 1 Cfr. Spizzichino [2005, 17]. 2 Questo “processo verso l’invisibilità” si è manifestato negli ultimi tempi principalmente attraverso due tendenze: - l’utilizzo su strada di tecniche di comunicazione con i clienti che rendano più “sicuri” e lontani da occhi indiscreti i contatti (ad esempio vestendo abiti poco appariscenti e confondendosi col resto della gente alle fermate degli autobus, oppure sostando – facendo finta di telefonare – nelle cabine telefoniche pubbliche); - collegamenti sempre più frequenti tra strada/appartamenti/nightclub/bar (notevole mobilità strada/appartamento e viceversa; utilizzo del bar come luogo di contatto con il cliente). 8 DIFESA SOCIALE - N. 3-4, 2006 lisi del fenomeno della prostituzione invisibile o sommersa [Aa.Vv. 2004; Donadel e Martini 2005]. Si tratta di ricerche che, utilizzando prevalentemente tecniche di rilevazione di tipo qualitativo (osservazione partecipante, interviste in profondità, raccolta di storie di vita), hanno tentato di approfondire la conoscenza del fenomeno, cercando di descrivere e analizzare le caratteristiche di un mondo fino ad adesso scarsamente studiato e poco, o per niente, conosciuto. Questo lavoro ha per oggetto la prostituzione sommersa femminile. Per prostituzione invisibile o sommersa intendiamo la prostituzione nascosta praticata da chi riceve in appartamento tramite annunci, o abborda i clienti nei night, nei bar, nelle saune, nei centri estetici, nei saloni di bellezza, ecc. [Castelli 2002; Monzini 2002]. Inizieremo descrivendo e analizzando i principali aspetti conosciuti degli attori protagonisti del fenomeno prostitutivo al chiuso. Parleremo cioè delle caratteristiche di prostitute, clienti, sfruttatori che agiscono all’interno delle reti relazionali legate al fenomeno sommerso. Passeremo poi a considerare più da vicino i principali luoghi (appartamenti e nightclub) della prostituzione sommersa, con riferimento alle trasformazioni che li hanno caratterizzati negli ultimi anni. Ci occuperemo, infine, delle principali forme di pubblicità che garantiscono alle donne che si prostituiscono di essere visibili solo – o quasi esclusivamente – ai clienti. 1. Prostitute, clienti, sfruttatori I dati quantitativi sul fenomeno della prostituzione sommersa in Italia sono pochi. Si tratta, come abbiamo già detto, di un fenomeno poco conosciuto, in rapida trasformazione, che è per definizione difficilmente quantificabile. Tra i pochi dati che abbiamo, quelli dell’Eurispes [2003] descrivono un fenomeno che riguarda 30.000 prostitute, il 20% è di nazionalità straniera, che lavorano in sale massaggi, appartamenti, locali notturni. Si tratta di una stima probabilmente conservatrice, soprattutto per quanto riguarda la percentuale di straniere, considerato il fatto che alcune recenti ricerche hanno rilevato che la maggioranza delle donne che lavorano al chiuso è costituita da donne straniere immigrate [Aa.Vv. 2004; Donadel e Martini 2005]. A seconda delle modalità in cui si esercita la prostituzione sommersa si possono, inoltre, individuare figure diverse come quelle delle “squillo” (che lavorano in appartamenti e hotel) e delle persone che esercitano nascondendosi dietro altre professioni (ad es. massaggiatrici, ballerine, accompagnatrici, hostess) [Bufo 2004; Carchedi et al 2000]. Le principali ricerche sull’argomento, comunque, concordano nell’affermare che la prostituzione sommersa è un fenomeno fortemente intrecciato con quello dell’immigrazione (soprattutto sudamericana e dell’Europa centro-orientale), in cui il controllo (e l’eventuale sfruttamento) delle donne si manifesta con varie gradazioni di intensità che vanno da una sostanziale riduzione in schiavitù della donna che si prosituisce ad un suo coinvolgimento attivo con discreti margini di autono- EDITORIALE 9 mia nella gestione dell’attività prostituiva e dei guadagni che da essa derivano [Aa.Vv. 2004; Donadel e Martini 2005]. Per quanto riguarda i clienti, i dati Censis [2000] hanno delineato dimensione e caratteristiche sociodemografiche prevalenti della domanda di sesso a pagamento in Italia. In particolare, l’8,7% degli uomini intervistati ha esplicitamente riconosciuto di aver avuto rapporti sessuali con prostitute. Si tratta di quello che può essere considerato il nucleo duro della domanda sul mercato della prostituzione. L’articolazione sociale e territoriale della domanda di sesso a pagamento si caratterizza per una maggiore diffusione al Nord che nel Centro Sud, nelle grandi città rispetto ai piccoli centri, tra gli anziani rispetto ai giovani, tra i laureati rispetto ai possessori di titolo di studio più basso. Il ricorso alla prostituzione maschile da parte delle donne continua invece ad essere un fenomeno molto limitato. Il cliente è un “maschio normale” [Colombo 1999] che rappresenta l’immagine dell’uomo “travolto dalla ridefinizione dei ruoli, dalle conquiste sulla parità tra i sessi” [Pocchiesa e Grosso 2001, 19]. Tranne rari casi3 non esistono tentativi di classificazione dei clienti della prostituzione sommersa. Una delle classificazioni più note relative ai clienti della prostituzione di strada in Italia [Colombo 1999; Leonini 2002] è quella che li divide in: • I consumisti: sono i clienti per i quali la prostituta non è altro che una merce in vendita, un puro oggetto sessuale; • Gli insicuri: sono quei clienti che sembrano sviluppare le relazioni con le prostitute per la necessità di sentirsi rassicurati sulle proprie capacità di seduzione e di conquista. Per questi il rapporto con la prostituta è un rapporto “sicuro”, perché incorpora la certezza di non essere rifiutati; • I romantici: sono clienti ai quali non basta sentirsi accettati e che cercano di conquistare la prostituta che si concede loro. In questo caso la rassicurazione di cui vanno in cerca è quella di essere considerati “unici” e “diversi dagli altri”; • I blasè: sono clienti che presentano la propria esperienza con le prostitute in modo negativo, come un passaggio obbligato ma poco piacevole della propria vita; • I (tendenzialmente) fedeli: si tratta di clienti per i quali il rapporto con la prostituta tende a divenire regolare. La prostituta tende a prendere il posto dell’amante o della seconda moglie. A questi tipi di cliente va poi aggiunto quello del cosiddetto cliente salvatore. Si tratta di una categoria diventata particolarmente evidente negli ultimi anni, che tendenzialmente può essere trasversale alla maggior parte di quelle già citate. Il cliente salvatore è un cliente che investe molto sul piano relazionale. Vuole instaurare un vero e proprio rapporto di coppia con la prostituta, presentando atteggiamenti salvifici nei suoi confronti. Il cliente salvatore viene spesso considerato dagli operatori sociali del settore “risorsa”, “osservatore particolare” e “conoscitore” del 3 Si veda ad es. Barnao [2004]. 10 DIFESA SOCIALE - N. 3-4, 2006 mondo della notte, quindi potenziale interlocutore privilegiato per gli stessi in quanto fonte di informazione sul fenomeno e sui suoi cambiamenti [Bedin 2001]. Un elemento frequentemente presente nel comportamento dei clienti è quello relativo alla esperienza di gruppo. L’esperienza con una prostituta, infatti, viene spesso presentata dai clienti (soprattutto dai giovani) come una delle possibili conclusioni di una serata passata in compagnia di amici (maschi). Il cosiddetto puttan tour per i clienti della prostituzione di strada [Colombo 1999] e l’esperienza di gruppo di maschi che festeggiano ricorrenze particolari (addii al celibato, feste di compleanno, ecc.) al nightclub [Barnao 2005], appaiono come dei veri e propri riti di passaggio [Van Gennep 1981] attraverso i quali giovani maschi vivono una rappresentazione della propria mascolinità che vede il “rapporto a pagamento come una tappa normale e necessaria della vita sessuale maschile e un elemento indispensabile e carico di valore positivo del cameratismo amicale” [Leonini 2002, 182]. Dopo avere dato uno sguardo alle categorie delle prostitute e dei clienti, andiamo adesso a considerare la categoria di attori che nel processo prostitutivo esercitano il ruolo di sfruttatori, di papponi e, in alcuni casi, di schiavisti. O’Connel Davidson [1998] definisce lo sfruttatore come “un individuo che ha un ruolo attivo e identificabile nel sostenere quotidianamente la prostituzione di una o più persone”4. In Italia il 42% dei denunciati per sfruttamento della prostituzione è costituito da cittadini albanesi, il 10% da cittadini della ex Jugoslavia, seguiti con il 7% da cittadini nigeriani [Ministero dell’Interno 2004]. Nell’ambito della prostituzione sommersa il gruppo albanese appare come il principale tra quelli che sono passati dalla strada all’appartamento, seguito da vicino da quello rumeno che, negli ultimi due anni, sembra sia in forte crescita, soprattutto per i legami internazionali che è in grado di creare e gestire all’interno del network di sfruttamento. In generale, comunque, sono sostanzialmente due i modelli di sfruttamento [Donadel e Martini 2005] che, nel passaggio (anni ’90) dalla prostituzione di strada a quella in appartamento, si sono evidenziati: a) Il modello della imprenditorialità individuale, per il quale alcune donne rimaste separate dalla propria rete di sfruttamento o in fuga rispetto allo sfruttamento di strada, sviluppano relazioni e creano network con soggetti (prevalentemente sudamericani) che già esercitavano la prostituzione in appartamento con modalità visibili e lecite. Nelle relazioni con questi, oltre ad aiuto e supporto, trovano spesso nuove forme di sfruttamento. Negli ultimi anni, in particolare in alcune regioni (Veneto ed Emilia-Romagna), si sono evidenziate anche situazioni in cui donne italiane e transessuali italiani sono entrati in relazione con donne provenienti dalla prostituzione migrante, proponendosi come mediatori per l’accesso al mercato della prostituzione al chiuso (locali, discoteche, saune, ecc.). b) Il modello delle reti di sfruttamento. È un modello che è caratterizzato soprattutto dal coinvolgimento delle reti di sfruttamento dell’est Europa. 4 Per un approfondimento sulla categoria degli sfruttatori si veda: Hoigard e Finstad [1992]. EDITORIALE 11 Si basa sulla coesistenza di almeno due donne che si prostituiscono: una che si prostituisce con modalità visibili e lecite, l’altra appartenente alla prostituzione migrante e che esercita la prostituzione in condizioni di clandestinità e di sfruttamento. Colei che agisce nel mercato della prostituzione visibile fa da copertura rispetto al dispositivo abitativo e gestisce il portafoglio clienti. Colei che mette a disposizione l’appartamento tiene i contatti con le reti di sfruttamento assumendo posizioni di controllo sulla persona sfruttata per conto della rete stessa. In alcuni casi, comunque, questo modello prevede anche l’assenza della donna “regolare”, con un conseguente coinvolgimento diretto delle reti di sfruttamento per il reperimento degli appartamenti e dei clienti. In molti casi l’esperienza della prostituzione in appartamento avviene dopo la vendita della donna da parte della rete che ne ha favorito l’ingresso in Italia ad una rete dedita in modo specifico allo sfruttamento, o da una parte di una rete di sfruttamento ad un’altra. Per quanto riguarda gli italiani – e la loro posizione all’interno dei processi di sfruttamento – nel corso degli ultimi anni sono passati da un ruolo di “concorso esterno” alle reti di sfruttamento ad un ruolo di “coinvolgimento diretto” all’interno delle reti di sfruttamento. Sono diventati, cioè, soggetti attivi nello sfruttamento della prostituzione. Questo coinvolgimento diventa evidente in modo particolare nella prostituzione esercitata all’interno dei locali (nightclub, saune, ecc.). In questi luoghi i gestori e gli impresari hanno un ruolo fondamentale in quanto forniscono le donne (spesso anche gestendo gli appartamenti dove le donne alloggiano) e gestiscono le mobilità del personale dedito allo spettacolo e all’intrattenimento. Negli ultimi tempi la presenza degli italiani tende a essere sostituita, o quanto meno integrata e sostenuta, dalla presenza di stranieri. Gli italiani, infatti, sono in grado di garantire la mobilità generalmente solo all’interno del circuito dei locali. Gli stranieri invece, grazie ai loro contatti esterni, sono in grado di garantire la mobilità in tutti i diversi segmenti del sesso a pagamento [Donadel e Martini 2005]. 2. I luoghi e la pubblicità I principali luoghi della prostituzione sommersa Sia per ciò che riguarda quella negli appartamenti che per quanto riguarda quella indoor dei nightclub, bar, saune, ecc., la diffusione della prostituzione sommersa non sarebbe comprensibile se non si tenessero in considerazione gli effetti sul mercato della prostituzione conseguenti all’applicazione della legge Merlin5. 5 Per un approfondimento sul tema si vedano: Danna [2001] e Davis [1993]. 12 DIFESA SOCIALE - N. 3-4, 2006 Un cliente abituale di nightclub e bordelli ha così descritto questo passaggio nella sua città, Trento [Barnao e Scaglia 2003]: “Prima c’erano i bordelli di Stato, oggi ci sono i night club. Sono stato un testimone di questa trasformazione. A Trento, prima della legge Merlin, c’erano due bordelli di Stato. […] C’erano poi i bordelli clandestini, cioè non a norma, che erano un paio. Uno di questi era gestito da una simpatica romagnola che nel suo inconfondibile accento ricordo come ci invitasse ad entrare recitando spesso la frase «Ragazzi in camera che la bionda vi lecca le palline!». Il più famoso di tutti era comunque quello di via Brennero. […] Poi c’è stata la legge Merlin: sono state chiuse le case e sono iniziati a sorgere i night club. Cambia la forma, ma le prostitute si comportano quasi sempre allo stesso modo. Cambiano le tariffe (in via Brennero un rapporto sessuale costava 75 lire) ma il rapporto cliente-prostituta è rimasto praticamente lo stesso. Forse rispetto a quegli anni (anni ’50) ciò che è cambiato di più riguarda la prostituzione di strada. Oggi a Trento sono quasi tutte nigeriane che vengono da Verona. Allora erano pochissime e tutte italiane. Ce ne erano tre o quattro. La più famosa era una certa Milena (oggi detta «la balena» per quanto è diventata grossa) che batteva in via Segantini, di fronte al Sait. La ricordo bene perché conoscevo suo marito, un camionista, e ci fu un mezzo scandalo quando lui venne a scoprire come sua moglie arrotondava il bilancio familiare durante le sue assenze per lavoro”. I nightclub, nel corso degli anni, si sono sempre più trasformati in luoghi di incontro tra domanda e offerta, ma anche, talvolta, in luoghi in cui si consuma la prestazione. Il fenomeno, comunque, appare dai confini particolarmente sfumati6. Solo una parte delle donne che lavorano nei night come ballerine, artiste, cameriere, sembra dedita all’esercizio dell’attività prostitutiva. Per quanto riguarda i proprietari/gestori dei locali si va da casi in cui il coinvolgimento del proprietari o/gestore è pressoché totale (con una percentuale sulle prestazioni sessuali sia all’interno che fuori dal locale), a situazioni in cui il proprietario lascia che la ballerina/artista gestisca autonomamente il proprio portafoglio clienti e le tariffe delle prestazioni [Aa.Vv. 2004]. Il fenomeno della prostituzione in appartamento ha, dal canto suo, vissuto i cambiamenti più significativi alla fine degli anni ’90. Dagli inizi degli anni ’90 fino alla fine del secolo scorso la prostituzione in appartamento coinvolgeva principalmente donne o transessuali italiani. Le straniere, pur presenti, occupavano una fetta relativamente limitata del mercato. Si trattava di donne perlopiù provenienti dalla Repubblica Domenicana, dalla Colombia e, per quanto riguarda l’Europa orientale, dall’Ungheria, dalla Repubblica Ceca, dalla Polonia, dalla Russia, dall’Ucraina, dai Paesi Baltici. Si trattava di donne (italiane o straniere) che “potevano esercitare diritti nei confronti di chi le volesse sfruttare” [Donadel e Martini 2005]. Dall’inizio del 2000, invece, il mercato della prostituzione in appartamento si è trasformato radicalmente. Alle donne italiane che arrivavano alla prostituzio- 6 Per un approfondimento sugli studi etnografici condotti all’interno di nightclub si veda: Bonazzi [2004]. EDITORIALE 13 ne in appartamento dopo essere state “espulse” dal mercato della strada – in seguito alla concorrenza delle straniere (durante gli anni 1990) – si aggiunsero via via le donne provenienti dalla prostituzione straniera migrante. In questo nuovo scenario della prostituzione d’appartamento, quindi, si possono distinguere due veri e propri mercati distinti della prostituzione: uno più visibile caratterizzato dalla legalità e dalla possibilità di vivere uno stadio avanzato di un percorso di libertà ed emancipazione preferito rispetto alla strada anche da parte di chi si prostituisce; e uno meno visibile connesso spesso alla tratta e alla prostituzione straniera migrante in cui si lascia spazio a possibili forme di sfruttamento e coercizione maggiori di quelle già esistenti nella prostituzione di strada [Donadel e Martini 2005, 63]. La pubblicità del prodotto: gli annunci A differenza della prostituzione di strada, in cui il “prodotto” è in continua e visibile esposizione, per la prostituzione sommersa si rende necessario il ricorso a qualche forma di pubblicità. Anche se talvolta può essere sufficiente la pubblicità gratuita del passa-parola dei clienti tra loro, nella maggior parte dei casi la pubblicità del prodotto viene effettuata in modo organizzato. Si tratta perlopiù di piccoli annunci o spazi pubblicitari veri e propri sulle pubblicazioni a stampa, volantini lasciati nelle cabine telefoniche o in altri luoghi pubblici, insegne: sono costi fissi, che raggiungono anche cifre ragguardevoli, e vengono sostenuti dalle prostitute o dagli organizzatori della prostituzione al chiuso [Danna 2000]. La comunicazione pubblicitaria avviene soprattutto attraverso la pubblicazione sui giornali, quotidiani o riviste di compravendita e annunci, perlopiù celata dietro pseudonimi o, più in generale, codici comunicativi chiari e comprensibili solo a clienti abituali o a chi si avvicina a questo mondo con una particolare attenzione. Sono altrettanto importanti le forme di pubblicità degli annunci tramite il web (chat line, ecc.) e la televisione. I diversi tipi di inserzione sono solo raramente riconducibili in modo diretto alla promozione di attività prostitutiva. Più frequentemente pubblicizzano la prostituzione in una forma mascherata (incontri, relazioni, fotomodelle, hostess, massaggiatrici, ecc.), oppure pubblicizzano servizi di intrattenimento o commerciali connessi all’industria del sesso e dell’erotismo (nightclub, sexyshop, ecc.) i quali fungono, talvolta, da mediatore per prestazioni sessuali a pagamento [Saponaro e Montanini 2004]. Accanto agli annunci individuali di persone, frequentemente si presentano organizzazioni (agenzie matrimoniali, locali notturni, discoteche, alberghi, ecc.) che utilizzano annunci e forme comunicative create ad hoc per contattare i clienti. Dietro una mole talvolta notevole di annunci personali, spesso si celano forme organizzate di gestione della prostituzione come viene confermato dalle più recenti indagini empiriche sul fenomeno [Saponaro e Montanini 2004; Donadel e Martini 2005]. 14 DIFESA SOCIALE - N. 3-4, 2006 CONCLUSIONI Abbiamo iniziato descrivendo e analizzando le principali caratteristiche degli attori coinvolti nelle pratiche prostitutive legate alla prostituzione sommersa. Prostitute, clienti, sfruttatori sono coinvolti e interagiscono all’interno di reti di relazioni in processi nuovi e, spesso, in continua e violenta trasformazione. Siamo poi passati a considerare più da vicino i luoghi e le forme di pubblicità che all’interno dei nuovi scenari si manifestano e rendono visibili le prostitute solo ai clienti che sono interessati alle loro prestazioni. Fenomeni sociali di marginalità in forte mutamento come quello della prostituzione, richiedono un costante e, spesso, incisivo adeguamento ed aggiornamento degli strumenti metodologici e di intervento. Quello della prostituzione, in particolare, appare sempre più un fenomeno in forte trasformazione e in rapido incremento sia a livello italiano che a livello internazionale. Il fenomeno del trafficking, in particolare, spesso si intreccia e si sovrappone con quello della prostituzione sommersa, presentando una realtà praticamente impossibile da descrivere e analizzare attraverso l’utilizzo di una strumentazione concettuale che non sia in grado di coglierne i rapidi mutamenti. L’utilizzo della sociologia qualitativa (osservazione partecipante, interviste in profondità, storie di vita), unita a pratiche di rilevazione dati che siano il più possibile non intrusive [Corposanto 2004], può permettere la descrizione e l’analisi dei principali aspetti che garantiscono l’invisibilità al fenomeno, gettando luce su strutture organizzative, dinamiche interazionali cliente/prostituta/o, codici comunicativi, ruolo dei mediatori. Per quanto riguarda le pratiche di intervento per la costruzione di nuovi progetti di realizzazione di politiche sociali efficaci, si rendono sempre più necessari interventi che, a loro volta, sappiano proporre il cambiamento nel rispetto di ambiti culturali molto diversi tra di loro, all’interno dei quali si intrecciano storie di vita e di sofferenza quotidiana7. L’ostacolo ad operare un intervento metodologico in studi di marginalità sociale è spesso rappresentato dall’insorgere di pregiudizi che portano a sospingere tali fenomeni dentro l’ambito della a-normalità e della pericolosità sociale. La comprensione sociologica è da considerarsi come prioritaria per progettare azioni di intervento entro il quadro di politiche sociali nuove che vedano gli attori marginali stessi come protagonisti della propria vita. BIBLIOGRAFIA 1. Aa.Vv. Il Sommerso. Una ricerca sperimentale su prostituzione al chiuso, sfruttamento, trafficking. Quaderni di strada, 2004; 2 2. Associazione On the road. (A cura di). Prostituzione e tratta. Manuale di intervento sociale. FrancoAngeli, 2002 7 Si veda a questo proposito: Corposanto e Barnao [2005; 2006]. EDITORIALE 15 3. Barnao C, Corposanto C. Il rimpatrio onorevole: una sperimentazione di policy possibile. Forum. Rivista di cultura e amministrazione delle politiche sociali, 2006; 1 4. Barnao C, Scaglia A. Hotel Millestelle. Voci e luoghi di gente che vive diversamente. Cleup, 2003 5. Barnao C. Uno “sguardo” sulla domanda: i clienti dei night e i clienti della prostituzione maschile in luoghi pubblici in Il Sommerso. Una ricerca sperimentale su prostituzione al chiuso, sfruttamento, trafficking. Quaderni di strada, 2004; 2 6. Bedin E. Il fenomeno della prostituzione: verso la comprensione della domanda di “sesso commerciale”. Tesi di laurea, Università di Padova, 2001 7. Bonazzi G. Etnografia dei night club. Sesso, emozione e stigma nei lavori a luci rosse. Rassegna Italiana di Sociologia, 2004; 3 8. Bufo M. Prostituzione, trafficking, sommerso: linee evolutive di un fenomeno. In Il Sommerso. Una ricerca sperimentale su prostituzione al chiuso, sfruttamento, trafficking. Quaderni di strada, 2004; 2 9. Carchedi F, Picciolini A, Mottura G, Campani G. I colori della notte. Migrazioni, sfruttamento sessuale, esperienze di intervento sociale. FrancoAngeli, 2000 10. Castelli V. 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