IGNAZIO DI LOYOLA E CARL ROGERS PER LA FORMAZIONE DEGLI OSSERVATORI PARTECIPANTI E PER LA CONDUZIONE DI RICERCHE «CENTRATE … more

Barnao C., Ignazio di Loyola e Carl Rogers per la formazione degli osservatori partecipanti e per la conduzione di ricerche “centrate sulla persona”, “Studi di Sociologia”, 2, 2009 (draft only)

02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 151 STUDI DI SOCIOLOGIA, 2 (2009), 151-166 IGNAZIO DI LOYOLA E CARL ROGERS PER LA FORMAZIONE DEGLI OSSERVATORI PARTECIPANTI E PER LA CONDUZIONE DI RICERCHE «CENTRATE SULLA PERSONA» INTRODUZIONE © 2009 Vita e Pensiero / Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Questo lavoro ha per oggetto la conduzione di ricerche etnografiche che siano «centrate sulla persona». Centrate, cioè, sull’attore sociale protagonista dei contesti culturali che si vogliono studiare. L’obiettivo è quello di fornire degli utili strumenti operativi, nelle diverse fasi della ricerca etnografica, che permettano al ricercatore: a) di scegliere le identità attraverso le quali avere il migliore accesso alla realtà di studio, b) di stabilire interazioni faccia a faccia che siano fondate sul rispetto degli attori che sta studiando, c) di trasformare quelli che, in un approccio classico dell’osservazione partecipante, venivano definiti «soggetti» della ricerca, in «etnografi collaboratori», d) di adattarsi rapidamente alle improvvise trasformazioni del campo d’osservazione che spesso caratterizzano gli studi di culture «altre». Ciò che viene proposto è un modello formativo, interpretativo e d’azione del sociologo che si fonda su due grandi approcci culturali: uno di tipo spirituale e l’altro di tipo psicologico. Ci riferiamo, cioè, alla spiritualità ignaziana (S. Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù) e all’approccio psicologico rogersiano (Carl Rogers, psicologo della corrente umanistica). La teoria del sé di Rogers, che si inquadra nel modello umanistico esistenziale della personalità, sembra fornire elementi particolarmente importanti per la conduzione delle interviste con approccio «non direttivo» e per la partecipazione alla vita quotidiana da parte dell’osservatore. Le condizioni che per Rogers sono di base perché si determini un clima che agevoli la comunicazione tra intervistato e intervistatore e la comprensione da parte dell’intervistatore del modo in cui l’intervistato interpreta le proprie esperienze, sono: la congruenza (o genuinità, o autenticità) dell’intervistatore, la considerazione positiva incondizionata (accettazione non giudicante), e la comprensione empatica. Nel colloquio rogersiano aspetto fondamentale per l’intervistatore è, quindi, «l’atteggiamento di accettazione incondizionata» privo di ogni traccia di valutatività nei confronti dell’intervistato per l’instaurarsi di un clima di tolleranza che lo rassicura e lo aiuta a superare i blocchi difensivi e che garantisce inoltre l’affidabilità e la completezza delle testimonianze verbali. 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 152 152 CHARLIE BARNAO La spiritualità ignaziana (tab. I), dal canto suo, sembra fornire elementi estremamente utili per la conduzione di ricerche sul campo che siano flessibili e che aiutino il ricercatore in rapide scelte decisionali. Il valore e l’importanza della spiritualità nella vita organizzativa sono sempre maggiormente riconosciuti dai membri delle organizzazioni e dagli studiosi delle scienze sociali. All’interno di questo panorama generale, assumono un ruolo di rilievo la spiritualità ignaziana e gli esercizi spirituali che ne rappresentano la più chiara forma di espressione. I principali elementi costitutivi (azione contemplativa, riflessione, discernimento, relativismo, leadership condivisa, ecc.) che caratterizzano oggi il modello ignaziano di spiritualità appaiono strumenti particolarmente efficaci per la comprensione dei fenomeni sociali e di culture diverse rispetto a quella del ricercatore, in contesti di rapido e profondo mutamento sociale1. Il modello rogersiano non è nuovo ad essere utilizzato nella ricerca qualitativa. L’approccio non direttivo, di cui è forse la più nota espressione, è un riferimento centrale per la conduzione di interviste qualitative (cfr. Bichi 2007). Per certi versi anche il modello della spiritualità ignaziana non è nuovo all’approccio qualitativo, se pensiamo che era il modello formativo e di riferimento per l’azione di molti etnografi ante litteram quali furono i primi missionari gesuiti in Estremo Oriente, nelle Americhe e in Africa. TABELLA I La spiritualità ignaziana: il modello culturale Valori Eroismo, Magis, desiderium Amore per Dio (Principio e fondamento) Norme • «Seguire ciò che mi sembri meglio per la gloria di Dio nostro Signore» (ES 179). • Spronare «grandi desideri» (il Desiderium di Favre). • «Desidero essere stimato stupido e pazzo per Cristo» (ES 167). Azioni Sociali Discernere Esercizi spirituali e leadership eroica 1 Per quanto riguarda il modello culturale della spiritualità ignaziana (tab. I) faccio riferimento ai primi risultati di una ricerca etnografica (iniziata nel 1999, ancora in corso) che sto conducendo su di essa e sugli esercizi spirituali che ne rappresentano la più chiara forma di espressione. Si tratta di una ricerca all’interno di un’organizzazione gesuita di intervento sociale e culturale (Villa S. Ignazio, Trento). La ricerca ha l’obiettivo di descrivere ed analizzare i principali elementi costitutivi (azione contemplativa, riflessione, discernimento, leadership condivisa, ecc.) che caratterizzano oggi il modello ignaziano di spiritualità. 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 153 I. DI LOYOLA E C. ROGERS: RICERCHE SULLA PERSONA 153 Valori Giustizia sociale e Testimonianza Norme • La promozione della giustizia è un elemento intrinseco, costitutivo della proclamazione della fede. • «Non c’è conversione autentica all’amore di Dio senza una conversione all’amore degli uomini e di conseguenza alle esigenze di giustizia» (DCG 32: 4). • «Dobbiamo convalidare l’insegnamento della Chiesa sulla giustizia con la nostra testimonianza per la giustizia» (DCG 32: 4). • Si deve essere disponibili (cfr. Arrupe, cit. in Dhotel 1997: 104). • Non si è proprietari del servizio che si rende. • Si deve essere liberi dal potere e dell’avere. • Correre dei rischi. «Il rischio maggiore è non correre rischi» (Lowney 2005: 243). • Bisogna «vivere in continua tensione di amore di imitazione» (D 78: 23, cit. in Schiavone 2007: 24). • «L’amore che discerne. Scegliere il mezzo migliore per quel fine (Inchiesta sociale, ecc.)» (p. Livio Passalacqua, Intervista). • «Bisogna sentire e gustare internamente» (p. Livio Passalacqua, Intervista). Azioni Sociali Promuovere Testimoniare Servizio Servire Radicalità, tensione, conflitto Mediare Discreta Caritas Contemplare 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 154 154 Valori Riflessività e apprendimento CHARLIE BARNAO Norme • Fare ordine nella propria vita: bisogna prendere consapevolezza di sé (limiti, bisogni, risorse, ecc.). • «Fa come tu hai visto e come l’unzione (dello Spirito Santo) ti insegnerà – scrive (Ignazio) ad un superiore – adegua le regole alla situazione, come potrai [...]. Adatta gli abiti con la stoffa che hai, ma impara il modo d’agire» (Dhotel 1997: 13). • «pensare globalmente e agire localmente» (Kolvenbach 2007). • Solo Dio è assoluto. Tutto il resto è relativo (Dhotel 1997: 108). • «Tenersi a distanza dai falsi assoluti delle ideologie e dei sistemi» (DCG 32: 81-82). • «Il mondo intero sarà la nostra casa». • «L’uomo deve usare di esse quanto lo aiutano per il suo fine, e tanto deve liberarsene, quanto glielo impediscono» (ES 23). • Libertà dai singoli, dai gruppi, ecc. Azioni Sociali Conversare Apprendere Esplorare Radicamento (il qui e ora), cura personalis Relativismo culturale Inculturare Indifferenza, libertà, spirito d’iniziativa Liberare È su questi presupposti che emerge un modello di indagine che combina insieme gli elementi fondanti dei due approcci e che viene descritto e analizzato con riferimento alle diverse fasi della ricerca etnografica: accesso al campo, rilevazione dei dati e partecipazione alla vita quotidiana, analisi e interpretazione dei dati, pubblicazione dei risultati e uscita dal campo (tab. II). Procederò prendendo come riferimento delle proposizioni generali relative alle varie fasi della ricerca. Si tratta di una serie di proposizioni che ho descritto ed analizzato in un articolo pubblicato quache tempo fa (Barnao 2007). In quell’occasio- 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 155 I. DI LOYOLA E C. ROGERS: RICERCHE SULLA PERSONA 155 ne, sulla base del materiale empirico relativo ad alcune ricerche etnografiche condotte negli ultimi dieci anni, venivano formalizzate le principali regole che l’etnografo segue dalla definizione del problema alla diffusione dei risultati. Il tentativo, nel presente lavoro, sarà quello di individuare e sviluppare, per ognuna di quelle regole, i concetti, le parole chiave e, in alcuni casi, i valori dei due modelli culturali (quello rogersiano e quello ignaziano) attorno ai quali quelle proposizioni generali assumono significato. I - DALLA DEFINIZIONE DEL PROBLEMA ALL’ACCESSO AL CAMPO. INDIFFERENZA IGNAZIANA, RELATIVISMO CULTURALE, EMPATIA, RIFLESSIVITÀ E APPROCCIO NON DIRETTIVO Gli Esercizi Spirituali ignaziani (ES) sono praticati dall’esercitante «per vincere se stesso e ordinare la propria vita senza prendere decisioni in base ad alcun affetto disordinato» (ES 21). Il «modo di procedere» ignaziano2 sembra tutto orientato ad una razionalità dell’azione3 (nel senso weberiano del termine) in cui si mira alla «espulsione» o, meglio, al «controllo» di quegli elementi «affettivi» e «tradizionali» dell’agire sociale che ne possono inficiare la razionalità. Ciò a cui si punta è la cosiddetta indifferenza ignaziana4 che consiste nel valore per cui si è liberi da «da ogni affezione a persone o a cose create». L’agire ignaziano viene «ordinato» puntando al valore dell’indifferenza rispetto alle tradizioni (cultura) e rispetto agli affetti (persone, cose, ecc.). L’azione principale che viene promossa a questo scopo è il cosiddetto discernimento. Discernere significa vagliare, setacciare, distinguere. Attraverso la pratica del discernimento ci si «libera» degli stati d’animo, delle componenti culturali, ideologiche, affettive che condizionano la razionalità dell’azione (cfr. Fausti [1997] 2005). Nella definizione del problema e nella preparazione dell’accesso al campo, l’etnografo inizia a focalizzare gli obiettivi e gli strumenti più adeguati per il loro perseguimento. È in questa fase che, forse, l’indifferenza ignaziana e gli esercizi per il discernimento possono essere di particolare aiuto. Nella definizione del problema, ad esempio, l’etnografo si prepara ad affrontare la ricerca sul campo attraverso un approccio induttivo che non sia schiavo di un approccio teorico piuttosto che di un altro: la teoria va messa al totale servizio della comprensione della realtà che si vuole studiare. L’indifferenza ignaziana trova, così, numerosi punti di contatto con l’esigenza di essere il più possibile «liberi» da condizionamenti culturali, compresi quelli rappresentati dai riferimenti normativi e valoriali delle teorie sociologiche già conosciute. 2 Girolamo Nadal, gesuita della prima generazione, scrive: «La forma della Compagnia si trova nella vita di Ignazio» [...].«Dio ce lo ha messo davanti come esempio vivente del nostro modo di procedere» (CG 34, D 26). 3 La razionalità ignaziana appare una razionalità rispetto al valore (assoluto) che è per Ignazio «l’amore per Dio» (Dhotel 1997). In questo lavoro, tuttavia, non distingueremo tra razionalità rispetto ad uno scopo e razionalità rispetto ad un valore (nel senso weberiano del termine), limitandoci a trattare l’azione ignaziana in quanto razionale nel senso più generale del termine. 4 «È perciò necessario renderci indifferenti rispetto a tutte le cose create, in tutto quello che è lasciato al nostro libero arbitrio e non gli è proibito; in modo che, da parte nostra, non vogliamo più salute che malattia, ricchezza che povertà, onore che disonore, vita lunga che breve, e così via in tutto il resto; solamente desiderando e scegliendo quello che più ci conduce al fine per cui siamo creati» (ES 23). 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 156 156 CHARLIE BARNAO TABELLA II Ignazio di Loyola e Carl Rogers e le fasi della ricerca etnografica Fasi della ricerca etnografica Proposizioni generali IGNAZIO di Loyola Carl ROGERS Clima facilitante Non direttività e flessibilità Empatia Non direttività e flessibilità Definizione del Il ricercatore negozia sul Discernimento problema e accesso campo, in un processo al campo di role making, le Indifferenza ignaziana identità attraverso le quali avere il migliore accesso alla realtà di Relativismo studio. Le identità del ricercatore non vengono negoziate una volta e per tutte, ma vengono continuamente ri-negoziate e si alternano nel corso della ricerca. Relativismo Riflessività (contemplazione nell’azione) Il ricercatore deve Riflessività e «sentirsi a suo agio» nelle apprendimento identità con cui si presenta e attraverso le quali interagisce nelle relazioni sul campo della sua osservazione. Il ricercatore promuove Cura personalis con i partecipanti relazioni di scambio il più Radicamento possibile simmetriche, il cui cardine è il rispetto reciproco. Partecipazione alla Un atteggiamento non Cura personalis vita quotidiana giudicante è alla base del processo di costruzione Non violenza della relazione di rispetto pedagogica e di fiducia (in particolare con i mediatori e gli informatori). Le relazioni di rispetto e Magis fiducia permettono di trasformare quelli che, in un approccio classico Leadership condivisa dell’osservazione partecipante, venivano definiti «soggetti» della ricerca, in «etnografi collaboratori». Congruenza Non direttività e flessibilità Considerazione positiva incondizionata Centralità della persona Empatia Tendenza attualizzante 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 157 I. DI LOYOLA E C. ROGERS: RICERCHE SULLA PERSONA 157 Fasi della ricerca etnografica Proposizioni generali Il ricercatore coglie e interpreta le situazioni di «rottura» e «crisi» provocate (volontariamente o involontariamente) dal suo intervento per volgerle, utilizzandole in modo creativo, a favore degli obiettivi di ricerca. IGNAZIO di Loyola Relativismo Il «qui e ora» Magis Indifferenza ignaziana Creatività Carl ROGERS Non direttività e flessibilità Tendenza attualizzante Etica e diffusione dei Principio di risultati proporzionalità: a) I mezzi utilizzati non creeranno più danni del necessario nel rispetto di un determinato valore; b) Non esistono delle vie meno dannose di quelle scelte per il perseguimento di un determinato valore; c) I mezzi utilizzati per il perseguimento di un determinato valore non devono minare il valore che spinge all’azione. Il ricercatore è un politic bricoleur consapevole del fatto che la scienza è potere e che tutti i risultati scientifici hanno delle implicazioni politiche. (Ad maiorem scientiae gloriam) Relativismo Servizio Inchiesta sociale Cura personalis Centralità della persona Congruenza Ad maiorem Dei gloriam Radicalità, tensione, conflitto Servizio ed Eroismo Congruenza Empatia La definizione del problema si intreccia con il tema dell’accesso al campo e della scelta degli strumenti più adeguati per l’accesso stesso. Il ricercatore sceglie e negozia la propria identità con cui si presenta ai protagonisti della ricerca. La prima proposizione generale che consideriamo è infatti: 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 158 158 CHARLIE BARNAO a) Il ricercatore negozia sul campo, in un processo di «role making» le identità attraverso le quali avere il migliore accesso alla realtà di studio. Relativismo culturale (ignaziano) ed empatia (rogersiana) sono degli elementi centrali all’interno del processo di role making. L’empatia è quella capacità di immedesimazione nell’altro che permette di coglierne i pensieri e gli stati d’animo. L’empatia è il fulcro attorno al quale ruota la non direttività. Nell’approccio rogersiano essa svolge un ruolo di primo piano in quanto condizione essenziale nella relazione con l’altro, permettendo una profonda comprensione del mondo privato dell’altro. Sentire il mondo più intimo dei valori personali (culturali) dell’altro come fosse proprio, «senza però mai perdere la qualità del “come se”» (Rogers 1994: 92). Sentire l’altro evitando, quindi, che i nostri sospetti, le nostre paure, le nostre insicurezze si confondano con le sue. È qui che interviene a supporto di tale processo di immedesimazione del «come se» il mondo dell’altro fosse proprio, il valore del relativismo culturale così come viene proposto dalla spiritualità ignaziana. «Dio solo è assoluto: il resto, tutto il resto è relativo» (Dhotel 2007: 108). Il resto, cioè, va compreso nel suo contesto specifico. Tutti gli orizzonti culturali hanno significato e validità solo all’interno del loro contesto particolare. Si tratta di quello stesso relativismo (culturale) che ha permesso ai gesuiti, fin dalle origini, di avere una penetrazione particolarmente efficace in contesti culturali «altri» (si pensi alle missioni di Martino Martini in Cina o alle riduzioni dei padri gesuiti nell’America del Sud). É attraverso il processo di immedesimazione in un orizzonte culturale «altro» che l’osservatore sviluppa, quindi, il processo di negoziazione delle proprie identità all’interno del campo di indagine. b) Le identità del ricercatore non vengono negoziate una volta e per tutte, ma vengono continuamente ri-negoziate e si alternano nel corso della ricerca. La continua ri-negoziazione della propria identità, il continuo ri-posizionarsi sul campo di osservazione, vengono accompagnati da un costante processo di auto-analisi del ricercatore in cui vengono rielaborate le informazioni raccolte attraverso relazioni di scambio fondate sull’empatia. Riflessività e apprendimento sono i presupposti dell’agire contemplativo dell’azione ignaziana5. Il saper «riflettere su di sé e approfondire le proprie conoscenze» sono nodi centrali della spiritualità ignaziana (Lowney 2005). La combinazione di esperienza, riflessione, preghiera, tipica degli esercizi spirituali ignaziani (Nolan 2005), è riconducibile e trova numerosi punti di contatto con i cicli della riflessività dell’agire etnografico6. L’autoanalisi dell’etnografo, 5 Sul tema della riflessività nell’ambito delle scienze sociali, tra gli altri, cfr. in particolare: Bourdieu - Wacquant (1992). 6 Un esempio in tal senso è lo studio di Coghlan (2005) in cui si mettono in relazione i cicli della preghiera ignaziana con quelli tipici dell’action research. 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 159 I. DI LOYOLA E C. ROGERS: RICERCHE SULLA PERSONA 159 che deve prendere contatto con il sé, con il modo in cui l’altro lo vede e con il modo in cui lui stesso vede l’altro, sembra anticipata dalla riflessività che Ignazio richiede nell’agire contemplativo. Ignazio, infatti, pone l’accento sull’attenzione come disposizione fondamentale «che permette alla realtà dell’altro (o del mondo) di essere presente e di entrare in dialogo con me in tutta la sua integrità». L’attenzione ignaziana consente di «passare dall’atteggiamento di spettatore esterno a quello della partecipazione attiva, accogliente e vulnerabile all’altro» (Bongiovanni 2007). c) Il ricercatore deve «sentirsi a suo agio» nelle identità con cui si presenta e attraverso le quali interagisce nelle relazioni sul campo della sua osservazione. È questo l’aspetto in cui emerge l’importanza del concetto di congruenza così come viene proposto da Carl Rogers. La congruenza è, secondo Rogers, una condizione di base del terapeuta7. Egli per essere efficace, deve essere in contatto con la propria esperienza, con il proprio vissuto durante i colloqui terapeutici. E deve, parallelamente, essere capace di trasparenza, di comunicare cioè quello che il cliente suscita in lui (Rogers 1994: 96). Il ricercatore deve sentirsi a suo agio, quindi, nelle identità attraverso le quali interagisce sul campo. Solo così potrà gettare le basi per la costruzione di relazioni di fiducia con i partecipanti alla ricerca nella partecipazione alla loro vita quotidiana. II - LA PARTECIPAZIONE ALLA VITA QUOTIDIANA. RISPETTO, RADICAMENTO, «CURA PERSONALIS», NON VIOLENZA PEDAGOGICA, LEADERSHIP CONDIVISA È certamente nella partecipazione alle interazioni quotidiane sul campo che l’approccio rogersiano trova la sua più chiara applicazione. Corrispondentemente a quanto accade per la conduzione dell’intervista non direttiva (cfr. Bichi 2007), anche per la ricerca etnografica, in particolare per quanto riguarda lo «stare sul campo» e la «partecipazione alla vita quotidiana», Carl Rogers e il modello concettuale da lui proposto diventano un riferimento centrale per l’azione del ricercatore. Le condizioni che per Rogers sono di base perché si determini un clima che agevoli la comunicazione tra intervistato e intervistatore (oppure osservato e osservatore partecipante, oppure protagonista ed etnografo) e la comprensione da parte dell’intervistatore del modo in cui l’intervistato interpreta le proprie esperienze, sono: la congruenza (o genuinità, o autenticità) dell’intervistatore, la considerazione positiva incondizionata (accettazione non giudicante), e la comprensione empatica8. 7 Anche se i termini originari utilizzati da Rogers sono quelli di terapista e cliente, è lo stesso Rogers ad affermare che il suo approccio nasce ed è applicabile a qualsiasi relazione (Rogers 1983: 100). È per questa ragione che, adattando l’approccio rogersiano al nostro caso, parliamo piuttosto di intervistato e intervistatore, di osservato e osservatore partecipante, di protagonista della ricerca ed etnografo. 8 Per un approfondimento di questi aspetti, cfr. Rogers (1983: 99-117). 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 160 160 CHARLIE BARNAO Della congruenza e della comprensione empatica abbiamo già accennato. Nel colloquio rogersiano aspetto fondamentale per l’intervistatore è inoltre «l’atteggiamento di accettazione incondizionata» privo di ogni traccia di valutatività nei confronti dell’intervistato per l’instaurarsi di un clima di tolleranza che lo rassicura e lo aiuta a superare i blocchi difensivi e che garantisce inoltre l’affidabilità e la completezza delle testimonianze verbali (Mucchielli 2000; Darley - Glucksberg - Kinchla 1993). Vediamo più da vicino questi aspetti nell’esposizione delle prossime proposizioni generali. d) Il ricercatore promuove con i partecipanti relazioni di scambio il più possibile simmetriche, il cui cardine è il rispetto reciproco. Radicamento, cura personalis e non direttività sono le parole chiave e i presupposti fondamentali per la partecipazione alla vita quotidiana. Il radicamento è il qui ed ora della spiritualità ignaziana. Nell’undicesima Annotazione degli Esercizi Spirituali Ignazio scrive che: «Chi sta facendo gli esercizi della prima settimana, è bene che non venga informato di quello che dovrà fare nella seconda settimana; si impegni invece nella prima, per raggiungere quello che cerca, come se nella seconda non sperasse di trovare nulla di buono» (ES 11). Il presupposto è il valore della cura personalis che porta, ad esempio, la guida spirituale che dà gli esercizi a «pensare globalmente e agire localmente» prendendosi cura dell’esercitante, rinunciando ad ogni personalismo, evitando di «metterci del suo» (Kolvenbach 2007). Ignazio darà, così, particolare importanza al colloquio chiedendo ai suoi di formarsi all’ «arte di trattare e di conversare con gli uomini» (CC 814) chiedendo particolare attenzione al concetto di deferenza, intesa quest’ultima come «l’attitudine che rinvia al rispetto, alla considerazione e al riguardo» (Bongiovanni 2007: 81) per tutto ciò che veniamo a conoscere dell’altro. La non direttività, che accompagna trasversalmente tutta la ricerca etnografica, trova in questo momento il suo apice, gettando le basi, per delle relazioni di scambio che siano caratterizzate dal rispetto reciproco9. Ciò è sempre importante, ma diventa fondamentale nelle ricerche in cui si interagisce con attori appartenenti a popolazioni marginali e stigmatizzate negativamente (cfr. Barnao 2007). e) Un atteggiamento non giudicante è alla base del processo di costruzione della relazione di rispetto e di fiducia (in particolare con i mediatori e gli informatori). La non direttività espressa dall’approccio rogersiano trova manifestazione e diventa operativa con la cosiddetta considerazione positiva incondizionata. Quest’ultima consiste nel dare valore all’altro «in modo assoluto, non condizionato. [...] È un 9 Sul tema della non direttività rogersiana e del dialogo di questo approccio con con altri modelli culturali delle scienze umane, cfr. Kirschenbaum - Henderson (2008). 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 161 I. DI LOYOLA E C. ROGERS: RICERCHE SULLA PERSONA 161 sentimento spontaneo, positivo, senza riserve e senza valutazioni; implica l’assenza di qualsiasi tipo di giudizio» (Rogers 1994: 95). L’accettazione incondizionata diventa quindi la capacità del ricercatore di accettare l’altro anche se porta valori e una visione del mondo profondamente diversi dai suoi. È la sua capacità di non giudicare e accogliere l’altro nella sua individualità di persona. L’accettazione positiva incondizionata, a sua volta, trova numerosi punti di contatto con la non violenza pedagogica ignaziana che consiste nell’estrema attenzione che dedica Ignazio ad un atteggiamento non giudicante della guida spirituale nei confronti dell’esercitante (Passalacqua 2004: 81). Si tratta di un aspetto che emerge chiaramente dalle parole di Ignazio: «Affinché tanto chi dà gli esercizi spirituali come chi li riceve meglio si aiutino e ne traggano profitto, necessario presupporre che ogni buon cristiano debba essere più disposto a salvare l’affermazione del prossimo che a condannarla; e se non la possa salvare, cerchi di sapere quale significato egli le dia; e se le desse un significato erroneo, lo corregga con amore; e, se non basta, cerchi tutti i mezzi adatti perché, dandole il significato giusto, si salvi» (ES 22). Tali presupposti nell’agire quotidiano sul campo diventano, così, fondamentali per potere costruire delle relazioni di rispetto e fiducia con i protagonisti della ricerca ed, in particolare, con quelli tra essi (informatori e mediatori) più strettamente connessi con l’agire dell’etnografo. f) Le relazioni di rispetto e di fiducia permettono di trasformare quelli che in approccio classico dell’osservazione partecipante, venivano definiti «soggetti» della ricerca, in «etnografi collaboratori». Il «clima facilitante» prodotto dal ricercatore che segue i principi dell’approccio rogersiano e della spiritualità ignaziana, può aiutare alcuni protagonisti della ricerca a trasformarsi in veri e propri etnografi collaboratori. Il coinvolgimento e la valorizzazione delle risorse dell’altro sono elementi di base per quella che viene definita la tendenza attualizzante (Goldstein 1939) che consiste nell’innata capacità di ogni essere vivente di tendere al suo meglio e allo sviluppo delle proprie potenzialità. Anche in questo caso troviamo un’interessante corrispondenza con la spiritualità ignaziana. Il rispetto e la fiducia nel soggetto umano risaltano al massimo nella quindicesima annotazione degli Esercizi: «Chi propone gli esercizi non deve esortare l’esercitante alla povertà o a farne promessa piuttosto che al contrario, né deve indurlo ad uno stato o a un modo di vita piuttosto che a un altro. Infatti fuori degli esercizi è lecito e meritorio esortare tutti quelli che probabilmente ne hanno le attitudini a scegliere la castità, il celibato, la vita consacrata e ogni stato di perfezione evangelica; invece durante gli esercizi spirituali, nei quali si ricerca la volontà di Dio, è più opportuno e molto meglio che sia lo stesso Creatore e Signore a comunicarsi all’anima devota, attirandola al suo amore e alla sua lode, e disponendola alla via nella quale potrà meglio servirlo in futuro. Perciò chi propone gli esercizi non si avvicini né propenda all’una o all’altra parte, ma resti in equilibrio come il peso sul braccio di una 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 162 162 CHARLIE BARNAO stadera, e lasci che il Creatore agisca direttamente con la sua creatura, e la creatura con il suo Creatore» (ES 15, corsivo mio). Molto meglio ignaziano e tendenza attualizzante rogersiana costituiscono dei profondi «atti di fede» nella capacità dell’individuo di essere proficuamente aiutato a realizzare il proprio potenziale (Passalacqua 2004: 80). La capacità di valorizzazione delle potenzialità dell’altro per il perseguimento di un fine comune si lega al concetto della cosiddetta leadership condivisa (Passalacqua 2007; Pelicon 2007) che cerca di tradurre operativamente i principi del molto meglio e della tendenza attualizzante nella conduzione di organizzazioni complesse (cfr. Bongiovanni - Fava 2007) da parte di leader per vocazione ignaziana (Lowney 2005). g) Il ricercatore coglie e interpreta le situazioni di «rottura» e «crisi» provocate (volontariamente o involontariamente) dal suo intervento per volgerle, utilizzandole in modo creativo, a favore degli obiettivi della ricercatore. Creatività, relativismo, magis ignaziano e spirito di iniziativa sono le parole chiave che stanno dietro questa proposizione generale. Sul relativismo culturale abbiamo già detto. È il relativismo il presupposto su cui si sviluppa la capacità di adattamento a nuove culture e a nuovi fenomeni in rapida trasformazione. Sullo sfondo della flessibilità tipica dell’approccio non direttivo, il ricercatore osserva e agisce pronto a reagire alle opportunità che si presentano. Il perfetto gesuita secondo Ignazio è colui che «vive con un piede sempre levato» (Lowney 2005: 30), capace, cioè, attraverso il suo spirito di iniziativa ad adattarsi in modo creativo a sempre nuovi scenari d’azione. Il magis è il «di più» ignaziano che consente nel fare un passo avanti rispetto all’indifferenza. Se, attraverso l’indifferenza provo un’assenza di preferenze, il magis indirizza il modo di procedere ignaziano verso quelle cose che sono più confacenti e conformi al Regno (Rendina 2004: 34). Il magis è, quindi, «il meglio a cui tendere» che, se nella spiritualità ignaziana è l’impegno a progredire continuamente in ogni perfezione evangelica per una gloria di Dio sempre maggiore, per l’etnografo è lo spingersi sempre più in profondità nel tentativo di comprensione della realtà oggetto di studio. III - ASPETTI ETICI E DIFFUSIONE DEI RISULTATI. AD MAIOREM SCIENTIAE GLORIAM... Andiamo adesso a considerare le proposizioni generali che riguardano da vicino aspetti etici e politici legati alla stesura e pubblicazioni dei risultati della ricerca etnografica10. 10 Per un approfondimento sul tema etico, trasversale alle varie fasi della ricerca etnografica, cfr. Marzano (2006). 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 163 I. DI LOYOLA E C. ROGERS: RICERCHE SULLA PERSONA 163 h) L’etnografo segue il principio di proporzionalità. Si tratta del modello proposto da McCormick (1973). Con esso vengono indicati alcuni criteri che seguono il principio di proporzionalità nel processo di scelta: a) mezzi utilizzati non creeranno più danni del necessario nel rispetto di un determinato valore; b) non esistono delle vie meno dannose di quelle scelte per il perseguimento di un determinato valore; c) mezzi utilizzati per il perseguimento di un determinato valore non devono minare il valore che spinge all’azione. Cura personalis (ignaziana) e centralità della persona (rogersiana) sono gli elementi che ritornano in questa fase e attorno ai quali si sviluppa il principio di proporzionalità. La centralità della persona è un valore trasversale a tutto il processo di ricerca, ma assume un significato particolarmente profondo in questa fase che è, forse quella in cui i protagonisti della ricerca, gli «etnografi collaboratori», rischiano di più e sono più vulnerabili, talvolta, proprio in seguito alla pubblicazione dei risultati. i) Il ricercatore è un «politic bricoleur» consapevole del fatto che la scienza è potere e che tutti i risultati scientifici hanno delle implicazioni politiche. Gli aspetti etici della ricerca si intrecciano e si sovrappongono a quelli politici nella fase della pubblicazione dei risultati e in quella successiva a quest’ultima. Radicalità, tensione e conflitto,servizio, sono valori che guidano l’azione ignaziana. La radicalità ignaziana porta in modo naturale a correre dei rischi nel perseguimento del magis: «il rischio maggiore è non correre rischi» (Lowney 2005: 243). Quelle legate alla spiritualità ignaziana sono azioni radicali che si muovono sullo sfondo di una mistica del servizio che punta ad una piena identificazione con la figura di Cristo (Sorge 2006) seguendo il desiderio estremo di «essere stimato stupido e pazzo per Cristo» (ES 167). Tutte le azioni ignaziane sono in ultimo rivolte ad una «maggiore gloria di Dio», Ad maiorem Dei gloriam. È parafrasando il motto dei gesuiti, il fine ultimo di tutte le loro azioni, che concludo nella speranza che le azioni sociali dell’etnografo, ed in particolare quelle connesse alla pubblicazione dei risultati delle sue ricerche, siano sempre più profondamente mosse da una pura razionalità rispetto al valore: quello della conoscenza per la critica della società. Ad maiorem scentiae gloriam... CONCLUSIONI Abbiamo cercato di delineare alcuni aspetti rilevanti della conduzione di ricerche etnografiche ripercorrendo le principali fasi dell’indagine condotta attraverso l’osservazione partecipante. Dall’accesso al campo (con i problemi legati alla negoziazione dell’identità del ricercatore e al suo posizionamento) alla partecipazione alla vita quotidiana (con i problemi legati all’interazione/scambio con i protagonisti della ricerca); dagli aspetti 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 164 164 CHARLIE BARNAO etici (trasversali a tutto il processo di ricerca) a quelli politici (più strettamente legati alla pubblicazione dei risultati). All’interno del processo di ricerca così analiticamente suddiviso, emergono dei modelli d’azione, delle pratiche di interazione, che richiamano approcci culturali ben precisi e collaudati (potremmo anche dire «corroborati empiricamente»). Gli elementi che emergono dall’analisi sono elementi centrali di due sistemi valoriali e normativi ben definiti. Si tratta dell’approccio psicologico di Carl Rogers e del modello d’azione proposto da Ignazio di Loyola nella forma di «spiritualità esperienziale» da lui promossa. Indifferenza, relativismo culturale, empatia, cura personalis, approccio non direttivo, ecc., sono tutti valori di riferimento fondamentali dell’approccio rogersiano e della spiritualità ignaziana, a cui corrispondono delle precise norme d’azione che risultano essere particolarmente significative per l’azione dell’osservatore partecipante. A questo punto ci si può chiedere: che fare delle relazioni che esistono tra questi diversi modelli culturali e il metodo dell’osservazione partecipante? Che utilizzo proporre, quindi, di tali informazioni? In che modo la consapevolezza che alcuni elementi di tali modelli culturali sono importanti – se non addirittura presupposto – per la conduzione di ricerche etnografiche, può esserci d’aiuto per la ricerca e al comprensione dei fenomeni sociali? Le risposte a tali domande possono certamente essere molteplici sia rispetto alla conduzione in senso stretto delle ricerche, sia rispetto alla formazione di scienziati sociali che si apprestano ad affrontare il sempre difficile compito di rilevare informazioni attraverso l’osservazione partecipante. L’ambito metodologico della ricerca sociale e quello pedagogico della formazione degli scienziati sociali, infatti, molto avranno ancora da scoprire e da sviluppare, dialogando con Carl Rogers e Ignazio di Loyola. CHARLIE BARNAO Dipartimento di Diritto dell’Organizzazione Pubblica, Economia e Società Università «Magna Grecia», Catanzaro 02_Barnao_02_09:01_Cesareo_03_08 13-10-2009 16:19 Pagina 165 I. DI LOYOLA E C. ROGERS: RICERCHE SULLA PERSONA 165 BIBLIOGRAFIA AUTORI VARI (2007) La leadership condivisa, Atti del Convegno (Trento, dicembre 2007). BARNAO C. (2007) L’osservazione partecipante per la comprensione dei fenomeni di marginalità sociale, in «Salute e Società», VI, 2. BICHI R. 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